LABORATORIO DELLA FELICITA'

I dualismi fondamentali  dell'esistenza

 

La gioia e il dolore

 

 

Fin dai primissimi momenti della sua vita l'uomo si trova a dover fronteggiare alcune manifestazioni emotive che si esprimono in forma dualistica e da cui non può distaccarsi.

Il neonato ha fame, freddo, è soddisfatto, ha mal di pancia o si sente protetto ed ecco che istintivamente sul suo volto e nel suo comportamento appaiono tracce, di tali stati d'animo interiori.

 

Quello che è evidente per chiunque è che i messaggi che esprimono dispiacere, dolore o paura sono molto più forti ed incisivi di quelli che esprimono gioia, che sono molto più sommessi e a volte addirittura impercettibili. Infatti il pianto è spesso accompagnato da singhiozzi o lacrime, quando non addirittura enfatizzato con grida sconnesse, mentre soltanto nei lineamenti distesi e rilassati è possibile leggere la pace interiore.

 

Dato che i sentimenti provati, sia nel bene, che nel male, sono i soli che il soggetto riesce a sentire e non ha la possibilità di verificare fino a quale punto gli altri sono in grado di capirli, sente inevitabilmente il profondo senso di solitudine che scaturisce dalla propria sfera emozionale, così non ha altri modi per esprimersi se non attraverso espressioni che nulla hanno a che vedere con i ragionamenti logici e l'educazione.

 

Entrambi i messaggi comunicati all'esterno, sia quando si tratta di gioia che di dolore, all'apparenza sembrano manifestarsi senza modulazioni e sono indefinibili per chi non conosce il bimbo che li manifesta. In realtà queste modulazioni diversificanti esistono e i genitori accorti riescono spesso a capire quale carenza soddisfare e quale comportamento mantenere inalterato o potenziare.

 

Crescendo e prendendo coscienza di sé stesso, l'individuo divenuto fanciullo, riesce a comunicare meglio con gli altri il tipo di sentimento che sta provando. L'ambiente famigliare con tutti i suoi carichi positivi e negativi, l'educazione, il rapporto con i compagni, con la scuola e la società tutta, fanno sì che ciascuno impari a valutare gli altri e viceversa. Difatti, entrando in relazione con l'ambiente esterno, il giovane non è più soltanto attore delle sue emozioni, ma diviene spettatore di quelle altrui e nell'assunzione dei due ruoli impara a operare scelte fra gioia e dolore.

 

Divenuto infine adulto avrà poi più possibilità logiche di scegliere come e quando esprimere le proprie emozioni e soltanto quando sarà in preda a forte pulsioni, sulle quali non riuscirà ad avere il totale controllo, ricadrà nelle espressioni infantili primitive, che essendo però gestite da un adulto possono diventare anche pericolose, per sé stessi e per gli altri.

 

Gioia e dolore sono i due aspetti estremi delle emozioni che ciascuno prova e può manifestare, strettamente connesse l'una all'altra in quanto è come se rappresentassero ciascuna la faccia esterna di una sola medaglia, che le contiene e le esprime entrambe. Infatti non possiamo provare una sola delle due istanze, non potremmo conoscerla nemmeno lontanamente se non provassimo anche l'altra. E' nel loro raffronto che possiamo distinguerle e in base a quanto più o meno veniamo gratificati dalla gioia o penalizzati dal dolore che ne scaturiranno poi i comportamenti successivi, che spesso sono la correzione di errori precedenti.

 

La gioia ed il dolore quindi hanno una funzione educativa e formativa insostituibile nella nostra esistenza e si possono rapportare a noi stessi come si rapporta la conoscenza teorica, che necessariamente deve essere tramutata in pratica.

 

La memoria degli errori altrui e l'insegnamento, l'educazione e le scelte sociali, sono ben poca cosa se quando le mettiamo in pratica, dopo la fase dell'apprendimento, non trovano corrispondenza con le nostre profonde emozioni che si traducono in gioia e dolore. E' appunto soltanto attraverso queste due emozioni primarie che si forma un vero e proprio quadro veritiero, per noi ovviamente, che incide sulla nostra memoria e ci fornisce le prove utili a determinare le scelte e i comportamenti futuri.

 

Un esempio di facile comprensione è relativo alla fisicità con cui rapportiamo il nostro corpo all'ambiente e alle situazioni: abusare delle proprie forze, vestirsi in modo inadeguato anche quando il tempo è inclemente, eccedere o scarseggiare nell'alimentazione, ricorrere all'uso di sostanze tossiche, ecc. può generare reazioni fisiche patologiche di leggera o forte entità, secondo il grado di abuso a cui siamo ricorsi.

 

Questo vale ancora di più se ci rapportiamo alla sfera emozionale per la quale veniamo gratificati se mettiamo in campo azioni e reazioni corrette, mentre al contrario finiamo penalizzati se commettiamo errori.

 

In questi casi ovviamente, la situazione è più complessa e sofisticata, perché spesso non è facile risalire alla causa principale e trovare la via di uscita, anche perché molte cause hanno radici lontane nel tempo e il tempo non può essere percorso all'indietro.

 

Così in un uomo l'infanzia infelice, difficilmente può riuscire a generare un adulto felice, perché la sua anima si è nutrita di dolore e di sofferenza, non ha avuto la possibilità di bilanciare con la gioia e il piacere quanto gli è accaduto, in quanto non generato da sé stesso ma frutto di scelte altrui, alle quali non ha potuto opporsi e per le quali non ha certamente trovato risposte accettabili, sul piano della logica ed avendo vissuto nell'ingiustizia sarà egli stesso fautore di nuove ingiustizie.

 

Gioia e dolore servono perciò a renderci individui maturi e consapevoli, capaci anche di sbagliare ma soprattutto capaci di apprendere dai nostri errori e correggerli con azioni risanatrici.

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